Maricoltura a Bogliasco

Maricoltura a Bogliasco

Maricoltura a Bogliasco

Riportiamo l'interrogazione sul progetto di maricoltura di Bogliasco dal blog del nostro consigliere regionale Marco De Ferrari, che ringraziamo per aver seguito l'iter del progetto sin da principio. Leggi il testo di seguito oppure sul blog di De Ferrari cliccando qui.

"Grazie signor Presidente, colleghi della Giunta, colleghi del Consiglio Regionale.

In queste ultime settimane abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini residenti in zona Nervi e in zona Bogliasco per protestare contro l'imminente avvio dei lavori per la costruzione di un impianto di maricoltura a dodici vasche, collocato a circa un chilometro dalla costa, in uno degli scorci più suggestivi e caratteristici a livello ambientale e turistico, compresi tra l'estremo levante del Comune di Genova e appunto il Comune di Bogliasco.

Ecco signor Presidente, pur essendo questo impianto per la maggior parte invisibile

ai nostri occhi, ad eccezione dei galleggianti e della parte terminale delle vasche che dovrebbe emergere dalla superficie del mare per circa mezzo metro, si tratta di un ulteriore caso di scempio ambientale.

Invisibile ai nostri occhi, certo, ma non per questo meno grave.

Ciò che non riusciamo a vedere o a percepire in generale con i nostri sensi, facciamo tremendamente fatica a comprenderlo e gestirlo nel modo corretto. E non c'è niente di più difficile da comprendere per noi come il mondo subacqueo.

Faccio una piccola premessa biologica.
Il mondo sottomarino per la specie umana è praticamente un mondo che possiamo definire quasi “extraterrestre”: difatti si può dire che conosciamo meglio la superficie dei pianeti del nostro sistema solare rispetto ai fondali marini, per non parlare degli abissi, in buona parte ancora sconosciuti anche ai tecnici biologi del mestiere.

Il mondo sottomarino è un luogo caratterizzato da una tale complessità ecologica e da equilibri ambientali così precari, che esistono interi trattati per poterli descrivere fedelmente. E non è sufficiente lo spazio di questi pochi minuti per poterne discutere appieno.

Infatti non voglio arrivare a tanta profondità di trattazione. È però sufficiente qualche richiamo, per sommi capi, per descrivere solo ciò che è presente proprio su quei fondali che si trovano fino a un chilometro di distanza dal tratto compreso tra Nervi e Sori, quindi a poche decine di metri sotto la superficie del mare, e il delicato equilibrio ecologico che caratterizza la zona.

Quanto sto per dire è documentato e certificato dalla stessa Regione Liguria.

Quell'area sottomarina è stata segnata con la sigla IT 133 25 75. Si tratta di un'area SIC (un Sito di Interesse Comunitario).

Secondo la Direttiva CEE92/43 questa zona presenta habitat di interesse prioritario: in essa è presente infatti Posidonia oceanica su roccia, tappeti vegetali tra cui Cymodocea nodosa, coralligeno.

Importante in questo sito è anche la presenza dell'Anfiosso, specie rara, indicatrice di fondi sabbiosi a struttura caratteristica.

In questa zona, quindi, è presente un habitat di rilevante interesse scientifico e particolarmente vulnerabile.

Nel documento “Misure di conservazione specifiche per i SIC marini liguri” dell'ottobre 2014 al paragrafo 3.15 si legge che in quest'area i posidonieti risultano in stato di conservazione soddisfacente.

Ora spendere (come ci dicono fonti attendibili) circa 2,5 milioni di euro per collocare 12 vasche di allevamento intensivo di dentici e orate in un'area SIC di tale delicato equilibrio ecologico porterà di certo a scompensi nella distribuzione di flora e fauna autoctone, nella limpidezza delle acque, nella sovrabbondanza di materiale refluo e nella distruzione dei fondali da parte di ormeggi o supporti di varia natura.

Considerando quindi che buona parte della cittadinanza coinvolta e le istituzioni locali si stanno opponendo fermamente a tale progetto anche per motivi legati al turismo, che il paragrafo 4.2 del DGR 1415 del 2007 nomina esplicitamente le aree SIC, i posidonieti, i tappeti vegetali, i coralligeni, le interazioni con la pesca locale e la tutela del paesaggio come criteri limitanti all'avvio di un impianto di tale impatto ambientale, interroghiamo il presidente della Giunta e l'Assessore competente per conoscere quali siano i vantaggi rappresentati da questo tipo di attività, quali siano gli svantaggi legati alla produzione massiccia di specie che potenzialmente altererebbero il naturale equilibrio ecologico del sito in questione e quali siano i parametri usati per valutare l'impianto di maricoltura nei termini di impatto ambientale (VIA).

Oltre agli evidenti danni ambientali, stando a fonti attendibili quest'opera almeno inizialmente creerà circa 6 posti di lavoro, ma toglierà in una buona percentuale del sostentamento a centinaia di pescatori locali (a km 0) e alle loro famiglie che praticano un genere di pesca assolutamente sostenibile ed ecocompatibile.

Nel vostro programma di governo a pagina 21 oltretutto si legge “Sostegno al km 0” e a pagina 24 “valorizzare il paesaggio e le caratteristiche naturalistiche di questi luoghi”."

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